Fondazione Ansaldo

CHI SIAMO

Fondazione Ansaldo è un’istituzione senza fine di lucro che si colloca idealmente tra il mondo della cultura e il mondo dell’impresa, dedicandosi a temi connessi all’economia, all’impresa e al lavoro, nel convincimento che progresso civile e sviluppo economico possano generare un rapporto sinergico capace di accrescere la competitività delle imprese e, insieme, contribuire alla qualità della vita delle comunità e dei loro territori. Tale ruolo può essere sviluppato solo se fondato sulla partnership, sul consenso e sul coinvolgimento delle cosiddette componenti sociali. La Fondazione è stata costituita il 18 febbraio 2000 da Leonardo (allora Finmeccanica), Regione Liguria, Comune di Genova e Città Metropolitana di Genova (allora Provincia di Genova). Rappresenta il risultato di un percorso iniziato il 23 maggio 1980, giorno in cui venne aperto al pubblico l’Archivio Storico Ansaldo, il primo caso di archivio d’impresa in Italia. Fondazione Ansaldo beneficia dell’apporto di altri importanti soggetti istituzionali quali: il Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, la Camera di Commercio di Genova, Confindustria Genova, la Compagnia di San Paolo. Inoltre riceve sostegno da parte di imprese per le quali la Fondazione mette a disposizione la propria sede per convegni, iniziative, riunioni aziendali, corsi di formazione ed altre tipologie di eventi. Esse sono: Ansaldo Energia, Rina, Hitachi Rail, San Giorgio – Seigen; Costa Edutainment, Azienda Mobilità e Trasporti di Genova e Carmagnani. Le attività principali della Fondazione riguardano l’acquisizione, la conservazione, la digitalizzazione e la valorizzazione di archivi storici propri e di terzi e l’organizzazione di eventi ed esposizioni culturali ed artistiche. Inoltre la Fondazione si occupa anche di ricerca storico industriale, di didattica per le scuole e di formazione manageriale e tecnologica. La Fondazione si propone infine quale “catalizzatore” di iniziative che siano funzionali alla diffusione della cultura d’impresa a livello nazionale e allo sviluppo socio-economico e dell’attrattività del territorio ligure.

VILLA CATTANEO DELL’OLMO

Fondazione Ansaldo ha sede presso Villa Cattaneo dell’Olmo, un’antica dimora storica seicentesca che rappresenta un esempio particolarmente felice di recupero e riuso delle residenze extraurbane genovesi. Nel XV secolo la famiglia Grimaldi fece edificare una dimora di campagna su un terreno di sua proprietà lungo la Val Polcevera. Nei secoli seguenti molti furono i passaggi di proprietà che segnarono le vicende dell’edificio, fino a quando venne ereditato nel XVII secolo dalla famiglia Cattaneo che fece riedificare il primitivo edificio trasformandolo nella villa padronale che oggi ospita Fondazione Ansaldo. L’edificio ha una forma cubica ispirata ai modelli alessiani ed è costituito da tre piani più mansarda. La lettura della successione e dell’articolazione degli spazi interni permette di riconoscere la separazione tra le Company General Use zone di vita collettiva, compresa la cappella al primo piano del palazzo, e la zona delle camere private e del salone delle feste al piano nobile. Negli ambienti interni si trova un ciclo decorativo eseguito nella metà del Settecento da Giacomo Antonio Boni (1688-1766) e la sua bottega. Il ciclo collega e ritma la distribuzione ben definita degli spazi, dal trompe l’oeil dell’atrio al decoro della scala principale, per concludersi nelle scene arcadiche e mitologiche del salone. Nelle sale del piano nobile e nella cappella la decorazione è successiva, risalente al periodo neoclassico, e si lega senza contrapposizioni al ciclo pittorico precedente. Gli affreschi dei salotti e del piano terra, sempre in armonia con i decori precedenti, rappresentano l’ultimo apporto decorativo alla villa, realizzato durante un ulteriore passaggio di proprietà avvenuto nell’Ottocento. Negli anni Settanta del Novecento Villa Cattaneo dell’Olmo venne acquisita dall’Ansaldo e oggi è di proprietà di Leonardo che dal 2008 ne ha concesso l’usufrutto a Fondazione Ansaldo che per l’occasione venne scrupolosamente restaurata e resa compatibile all’uso moderno, salvaguardando ovviamente la sua natura storica.

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Cento storie per la modernità
2020